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Itinerario Religioso

La storiografia più recente è concorde, inoltre, nel ritenere che l’Abruzzo sia stato, per la sua vicinanza con Roma, una delle prime regioni a ricevere la cristianizzazione attraverso la Tiburtina Valeria, un collegamento costante con l’Adriatico
L’Abruzzo ha sviluppato sul suo territorio una notevole rete di santuari come punto centrale di fede. Il pellegrinaggio verso queste mete, spesso impervio e difficoltoso, costituisce il rinnovamento annuale della speranza.

1° giorno giovedì
Arrivo e sistemazione

2° giorno venerdì
Eremo Sant' Onofrio Monte Morrone Sulmona + Volto Santo a Manoppello

Manoppello: Il Volto Santo
La notizia sorprendente viene da Manoppello, un piccolo paese dell’Abruzzo ai piedi della Majella. Proprio qui, dimenticata da 400 anni, si trova la Veronica (la vera icona), il velo su cui sarebbe rimasto impresso il volto di Gesù Cristo e che si trovava una volta in San Pietro a Roma. Il Prof. Heinrich Pfeiffer, gesuita tedesco e storico dell’arte, ha esaminato la reliquia di Manoppello dal punto di vista storico ed artistico ed è sicuro di aver identificato l’originale del velo santo. Un fatto che apre vaste discussioni scientifiche, storiche e religiose. Si può adesso, giusto in tempo per il Giubileo e dopo quasi 2000 anni dalla Crocifissione, conoscere l’aspetto di Gesù? Sì, secondo Heinrich Pfeiffer, professore tedesco di iconologia e storia dell’arte cristiana all’Università Gregoriana di Roma. Per tredici anni Padre Pfeiffer si è dedicato ad approfondite ricerche su una reliquia che non era mai stata presa in considerazione dalla scienza. La reliquia, un velo di cm 17 x 24, si trova custodita nella Chiesa del Monastero dei Frati Cappuccini nel paese abruzzese di Manoppello. Mentre la Sindone di Torino, la benda funeraria nella quale - secondo Matteo 27,59; Marco 15,46; Luca 23,52 - è stato avvolto Cristo, costituisce l’oggetto religioso e archeologico più esaminato del mondo (la scienza si chiama Sindonologia), il velo di Manoppello è stato dimenticato per 400 anni
Sulmona - Eremo di Sant'Onofrio
La memoria di San Pietro Celestino papa e confessore è conservata tra le mura aspre e solitarie di Sant’Onofrio al Morrone dove si ritirò nel giugno del 1293. Benché rimaneggiato nei secoli e in parte distrutto dai bombardamenti dell’ultima guerra l’eremo conserva ancora l’aspetto severo e inaccessibile che aveva all’epoca del Santo. Su un piccolo slargo da cui si domina tutta la Valle Peligna, si apre un portichetto che immette, attraverso un altro spiazzo in un primo ambiente coperto di affreschi devozionali, diversi per epoca e valore, tra cui una Madonna in trono affiancata dal sole e dalla luna. Si passa quindi in un oratorio con la volta dipinta di azzurro e punteggiata di stelle, coperto di immagini eseguite da Maestro Gentile da Sulmona, negli anni in cui Pietro si era ritirato in questi luoghi. La parete di fondo porta una Crocifissione con Maria e San Giovanni ai piedi della Croce; sulla lunetta dell’ingresso sono raffigurati San Benedetto tra i padri eremiti Mauro ed Antonio, mentre sulla parete di sinistra è visibile un ritratto di San Pietro Celestino, eseguito probabilmente pochi anni dopo la morte, raffigurato con il saio monastico, ma con in capo il triregno e reggente in mano la palma del martirio. Al centro un semplice e antico altare reca incastonato nel mezzo un crocifisso di pietra che, secondo la tradizione Celestino V avrebbe benedetto durante la messa che qui celebrò in abiti pontificali prima di recarsi a Napoli. L’edificio comprende una serie di celle e locali, recentemente restaurati, e che sino ai primi di questo secolo ospitarono figure isolate di religiosi ed eremiti laici.

3° giorno sabato
Sulmona ( S. Panfoli, S. Francesco, La madonna che scappa) + San Pelino a Corfinio e San Clemente a Castiglione a Casauria;
San Panfilo SULMONA
La cattedrale di San Panfilo, così come si presenta attualmente, è il risultato di una serie di iniziative costruttive succedutesi nei secoli e un sincretismo, per molti aspetti interessanti, di molteplici stili architettonici. Edificata, come vuole la tradizione su un tempio romano e inizialmente dedicata a Santa Maria, fu poi rinnovata radicalmente nel XII secolo, quando fu assegnata al patronato San Panfilo. Dopo il rovinoso terremoto del 1706 assunse forme barocche che in parte permangono anche dopo i recenti restauri. La facciata, a coronamento orizzontale settecentesco, mostra nella sezione inferiore, delimitata da una bella cornice goticizzante che continua lungo il fianco destro, il portale ogivale. Questo è fiancheggiato da un motivo di colonne reggenti due edicolette gotiche in cui sono riposte le statue di San Pelino e San Panfilo, opera, come il perduto rosone, di Nicola di Salvitto (1391). Nella lunetta, affresco (fine ‘300) di Leonardo da Teramo. Seicentesco è il portalino laterale che immette nella sagrestia e settecentesco il campanile. Romanici, invece, sono il portale che si apre sul fianco sinistro (con iscrizioni a caratteri longobardi sull’architrave e frammento di lapide romana sulla lunetta) e le tre absidi, segnate orizzontalmente da una cornice di archetti pensili poggianti su beccatelli variamente ornati da motivi antropomorfi e fitomorfi. Da notare al centro della decorazione lo stemma della città che riproduce le iniziali del celebre emistichio ovidiano Sulmo mihi patria est.

4° giorno domenica
Santuario della Madonna della Libera a  Pratola + eremo di San Venanzio a Raiano ( questo è particolarissimo).
Madonna dell'Altare PALENA
Quando Pietro di Angelerio giunse sull’eremo di Palena aveva poco più di vent’anni. Messosi, nel gennaio del 1235, in cammino con un compagno, verso Roma, si era fermato per dieci giorni a Castel di Sangro, in un rifugio montano che però abbandonò per raggiungere Palena. Salito sulla montagna vi scelse per ricovero una piccola grotta, tanto angusta e bassa che a mala pena poteva accoglierlo in piedi o sdraiato. La tradizione popolare individua il luogo in un incavo della roccia detto Taverna. Qui visse tre anni, in costante penitenza, ma confortato da grandi prodigi. Ogni mattina, sul far dell’alba, gli angeli lo svegliavano con i rintocchi di una celeste campana, al cui suono il giovane eremita cominciava la recita delle Lodi. Sempre desideroso di sottoporre al giudizio del papa la sua scelta eremitica e giudicando di essere preparato alla ordinazione sacerdotale, nel 1238, riprese la via per Roma.
eremo di San Venazio a Raiano
Nei pressi del paese, nella suggestione di una natura qui davvero incontaminata, la Valle dell’Aterno crea una gola stretta e selvaggia che separa, sui due versanti, i monti Mandra Murata e Mentino da un lato, e le Spugne e monte Urano dall’altro. Incastrato tra le due sponde rocciose del fiume sorge, quasi sospeso su di un ardito ponte ad arco, l’eremo di San Venanzio. La chiesa, meta ancora oggi di frequenti pellegrinaggi, è dedicata al giovane Venanzio; egli si convertì al Cristianesimo e decise di ritirarsi in queste remote lande con il maestro Porfirio, ma nel 259 fu arrestato e martirizzato a Camerino, sua città d’origine, dopo aver appreso della morte del padre. Al culto di questo Santo martire, ancora oggi molto sentito dai fedeli che qui accorrono un po’ da tutto l’Abruzzo, si lega un’antica tradizione che vuole riconoscere in alcuni segni impressi nella roccia le impronte stesse del Santo. In una perfetta simbiosi tra la religiosità popolare ed il contesto naturale, la festa di San Venanzio, celebrata il 18 maggio, si radica nei cosiddetti patronati delle pietre, dell’acqua e della vegetazione. Ripercorrendo le orme della vita di San Venanzio e ripetendo un tipico rituale detto della pietra, i pellegrini si sdraiano su quella che si crede sia l’impronta del corpo lasciata dal Santo, detta letto di San Venanzio, e prendono poi posto sul sedile di Santa Rina per ottenere la guarigione da vari mali fisici. Arrampicandosi poi sulla parete rocciosa che si erge sulla sponda opposta, essi raggiungono la grotta della Crocetta nella quale si crede che Venanzio si ritirasse in solitudine. Sebbene la più antica notizia di una chiesa dedicata al Santo risalga ad una bolla di papa Adriano IV del 1156, nel circondario di Raiano il culto del martire doveva essere vivo e sentito già secoli prima, sorto in parallelo a quello per altre vittime delle persecuzioni contro i primi Cristiani.

5° giorno giornata di relax in fattoria

L’itinerario è un nostro suggerimento x gli ospiti che desiderano visitare la nostra terra. Se lo si desidera ci sono guide turistiche x essere accompagnati. Tutte le informazioni in azienda.


 


 

 

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