Azienda Agricola Giuliana

La Natura

 

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Lago di Pantaniello Riserve nazionale lago_pantaniello

La riserva tutela un laghetto a 1.818 metri i quota. E’ situata nel territorio dei Comune di Barrea, in Alto Sangro. Il lago si estende, con profondita’ irregolare, all'interno della foresta di Chiarano-Sparvera. Questo fattore determina la varieta’ della distribuzione della flora e della fauna nel bacino. La riserva e’ popolata da rettili e anfibi, tra i quali il raro Gammarus lacustris, crostaceo relitto dell'era glaciale; piu’ comuni la Biscia dal collare, il Rospo comune, le Rane verdi ed il Tritone crestato. Unica specie ittica e’ la Tinca. La presenza di forme animali arcaiche testimonia l'origine tettonica risalente all'era glaciale. Vi sono anche numerose testimonianze dell'uomo preistorico che usava accamparsi sulle sponde del laghetto. La fauna e’ rappresentata dal Lupo, dall'Orso, dalla Lepre, dalla Volpe, dalla Martora, dalla Talpa romana e dal Topo selvatico collogiallo. Gli uccelli osservati sono l'Aquila reale, l'Astore, la Poiana, il Germano reale, il Corvo imperiale, la Taccola. La scarsa vegetazione arbustiva e’ rappresentata dal Ginepro nero e dal Fiordistecco. L'accesso all'area protetta e’ vietato ai mezzi a motore come sono vietate la caccia e la pesca. Sono consentiti l'escursionismo, lo sci di fondo e il mountain biking.
 
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Quarto Santa Chiara Riserva nazionale

Istituita nel 1982 e' oggi compresa nel Parco Nazionale della Majella. E' formata da 485 ettari compresi nel Comune di Palena (CH), tra l'altitudine minima (1073 m) di Fosso Grottignano e quella massima (1729 m.) di Serra Molione. La vegetazione arborea e’ costituita dal Faggio, dall'Acero e dal Carpino bianco, in un paesaggio dove si alternano pascoli a superfici brulle. L'area e’ frequentata da importanti specie faunistiche quali il Lupo appenninico, l'Orso bruno marsicano, il Capriolo, il Cinghiale, la Volpe, la Lepre, la Fama, la Martora e lo Scoiattolo, alle quali si affiancano rapaci come l'Astore, lo Sparviero e la Poiana, ed altri alati come il Gufo comune, la Civetta ed il Barbagianni. Interessante la presenza di uccelli migratori di passo tra cui la Gru, l'Oca selvatica e la Cicogna bianca. La riserva puo’ essere visitata esclusivamente a piedi, lungo i sentieri segnalati e in gruppi limitati di persone accompagnati dal personale addetto. Molto affascinante e’ arrivarci in treno. Bisogna scendere alla stazione di Palena sulla linea ferroviaria Sulmona-Carpinone che attraversa l'intera area protetta.

 
 
Bosco di Sant'Antonio Riserva regionale bosco_sant_antonio

La Riserva del  Bosco di Sant'Antonio, istituita nel 1985, ha un estensione di 550 ettari, ricade nel territorio del Comune di Pescocostanzo ed e' compresa oggi nel Parco Nazionale della Majella. Racchiudendo in se’ oltre alla bellezza degli alberi secolari numerose testimonianze storiche, rappresenta un vero monumento, costruito dalla natura e conservato dall'uomo nei secoli. La riserva offre suggestivi paesaggi in ogni stagione dell'anno grazie alle forme e ai colori che assumono gli antichi Faggi e i maestosi Aceri cui si affiancano il Pero selvatico, il Tasso, il Cerro e il Ciliegio. Tra la flora ci sono specie protette come la Genziana maggiore, la Peonia, la Stellina odorosa, l'Erba fragolina, l'Elleboro e la rarissima Epipactis purpurata, un orchidea conosciuta solo qui ed in Emilia Romagna. Vario il patrimonio avifaunistico. Si puo’ osservare il Rampichino, il Picchio muratore, il Picchio verde, la Tordela, etc.

Tra i predatori lo Sparviero e la Poiana. Sfiorato con tutta probabilita’ dalla Via Minucia romana che collegava Corfinio con Isernia, a pochi metri dalla strada asfaltata, il Bosco di S. Antonio merita di essere frequentato in tutte le stagioni. D'inverno, tra i suoi faggi e nel pianoro sottostante si snoda una delle piu’ belle piste per sci di fondo abruzzesi; d'estate e’ possibile compiere passeggiate piu’ o meno brevi, oppure sostare al fresco per un piacevole picnic.

 
 
agriturismo_giuliana_pescocostanzo_anno_2006_114Monte Genzana Alto Gizio Riserva regionale

La Riserva si estende interamente nel territorio di Pettorano sul Gizio (Aq) e riveste una grande importanza in quanto si pone come corridoio di collegamento per gli scambi faunistici tra il Parco Nazionale d'Abruzzo e il Parco Nazionale della Majella. Ha una particolarita' che ne fa un caso unico nel panorama complessivo delle aree protette: la presenza del nucleo storico dell'abitato di Pettorano all'interno del perimetro dell'area tutelata.

L'aspetto morfologico mostra una certa "morbidezza" del paesaggio, interrotta solo dai valloni che l'attraversano in piu' punti. Tali incisioni naturali costituiscono gli scenari piu' suggestivi della Riserva stessa: si tratta di profonde valli a "V" di origine tettonica, scavate progressivamente dalle acque di scorrimento dei vari torrenti. La morfologia che ne deriva e' strettamente legata al tipo di materiale che costituisce la zona. E' per questo che le forme ricorrenti sono quelle che derivano dal fenomeno del carsismo. Le testimonianze piu' emblematiche sono senza dubbio quella del Lago (sotto il Monte Mattone), quella del Piano della Grotta ed ancora piu' ad est Le Grotte (nei pressi di C. la Guardiola). Tra le sorgenti la piu' importante e' quella del Gizio, poi sono presenti le sorgenti del Frevana, di Gallese e le sorgenti Pinciara I e Pinciara II. Nella Riserva sono presenti quasi tutti i mammiferi della fauna appenninica con due delle specie indicate di interesse comunitario: l'orso e il lupo.

 
 
Majella Orientale Oasi Wwf Riserva regionale maiella

Istituita nel 1991, presenta ambienti diversi: dalla querceta alla faggeta, dagli arbusti ai pascoli d'alta quota. Numerose le grotte dovute al fenomeno carsico, tra cui la Grotta del Bue e dell'Asino e la piu’ nota Grotta del Cavallone, che si apre a 1475 m di quota lungo i costoni della Valle di Taranta, tra le piu’ note cavita’ calcaree dell'Italia Centrale. 'Nel silenzio della montagna dall’ampia bocca si discopriranno i pascoli verdi, i giochi nevati e le nuvole erranti", cosi’ la descrive D'Annunzio nella tragedia La Figlia di Iorio. Nelle varie "sale" aperte al pubblico nel periodo estivo, si susseguono scenari di grande suggestione. Ci sono il Lupo appenninico ed il Camoscio tra i mammiferi; l'Aquila reale, la Coturnice, il Falco pellegrino, il Lanario e l'Astore tra l'avifauna. Un discorso a parte merita il Camoscio d'Abruzzo che, oltre ad essere il simbolo della Riserva, e’ il protagonista di uno dei progetti di conservazione piu’ importanti effettuati in Italia. Numerose le testimonianze storiche che si possono osservare, come i ruderi di un villaggio neolitico, dove sono stati rinvenuti i resti di un individuo, vissuto circa 8000 anni fa e noto come Uomo della Majella.
 
Cascate del rio Verde a Borrello

Chi visita le cascate del rio Verde a Borrello (nella foto) può scoprire le più alte cascate dell’intero Appennino, con tre salti che coprono un dislivello di 200 metri. Accompagnatori di media montagna insieme ad esperti biologi e naturalisti mostreranno lungo i percorsi la ricca biodiversità dell’area, soprattutto quella legata agli ambienti fluviali. Anna Loy dell’Università di Isernia, illustra il progetto sulla lontra, il simbolo della biodiversità fluviale
 
Riserva Naturale Statale Montedimezzo (Riserva MaB – Unesco)

La riserva è costituita da due nuclei distanti tra loro circa 15 km.

All’interno il Sentiero Colle S. Biagio, un sentiero didattico autoguidato. Il percorso è stato realizzato dal Corpo  Forestale dello Stato ed è accessibile anche a coloro che hanno ridotte capacità motorie o sensoriali. Lungo il percorso anche segnaletica e indicazioni in Braille e per i non vedenti è a disposizione una guida in Braille completata da disegni in rilievo che faciliterà la fruizione del percorso.

La Camosciara AbruzzoToEurope_Camosciara___067

Zona di maggior interesse naturalistico e paesaggistico di tutto il territorio del Parco, la riserva integrale della Camosciara offre l'inconsueto spettacolo del dominio assoluto della natura: il suo anfiteatro, dall'aspetto dolomitico, è da sempre il posto più selvaggio del Parco Nazionale d'Abruzzo. Scrigno naturalistico, la Camosciara da tempo viene preservata dall'uomo, lasciando esclusivamente alla natura il compito di svolgere il suo normale corso evolutivo. Le immagini che seguono sono solo esemplificative, difatti è impossibile ripercorrere fotograficamente per intero le bellezze naturalistiche ivi ubicate. Una scampagnata in questa area vale bene il tragitto da percorrere per raggiungerla. AbruzzoToEurope_Camosciara___066Una scoperta della natura incontaminata. Grotte, ruscelli, torrenti, cascate, montagne, basta solo usufruirne.
 
Parco Nazionale D’Abruzzo 

Il Parco Nazionale d'Abruzzo fu istituito con regio decreto del 2 Gennaio 1923 n. 257. Oggi, dopo successive integrazioni, comprende 22 comuni delle province di L'Aquila, Frosinone e Isernia. Il settore abruzzese ne costituisce i 3/4 della superficie totale. La gestione e’ affidata all'Ente Autonomo Parco Nazionale d'Abruzzo, con sede a Roma e direzione a Pescasseroli, che nel 1980 ha avviato il progetto di "zonazione", cioe’ la ripartizione in zone dell'intero territorio, stabilendo dei vincoli molto rigidi nelle aree dove l'ambiente e’ protetto integralmente e criteri piu’ elastici per l'uso turistico del territorio nelle altre.

Attualmente il Parco e’ suddiviso in 4 zone: Riserva integrale, Riserva generale, Protezione, Sviluppo. In ogni paese sono stati istituiti un Centro Visita e Uffici di zona ed e’ stato creato il Centro Studi Ecologici Appenninici con finalita’ di studio e divulgazione sulle specie animali piu’ rare.
 
Parco Nazionale Della Majella  AbruzzoToEurope_Animali_nei_Parchi_100_0487

Istituito, insieme a quello del Gran Sasso-Laga nel 1991, si estende per 74.095 ettari nelle province di Pescara, Chieti e L'Aquila. L'Ente Parco ha sede a Guardiagrele e uffici a Pacentro e Caramanico Terme. Il sistema delle montagne della Majella e’ nettamente separato dalla cresta del Morrone che rappresenta il prolungamento del Gran Sasso verso Sud. La forma massiccia e arrotondata della Majella e’ molto caratteristica. Simile ad una grandiosa cupola ellittica, domina il paesaggio abruzzese innalzandosi tra il mare e la catena appenninica. Il fascino della Majella e’ aumentato dai profondi valloni, veri e propri "canyon", e dai vasti pianori culminali al di sopra di 2.000 m, come ad esempio la Valle di Femmina Morta. Molto diffuso e’ il fenomeno del carsismo testimoniato da numerose grotte fra le quali si ricorda la Grotta del Cavallone che D'Annunzio prescelse per ambientarvi il secondo atto della Figlia di Iorio.
 
Torre di Feudozzo è una località del Comune di Castel di Sangro (AQ) situato al confine con il Molise.

Zona di raccolta del tartufo e di villeggiatura. Sorge intorno ad una struttura feudale di epoca borbonica, poi divenuto ricovero per le truppe naziste durante la Seconda Guerra Mondiale. La presenza di questa struttura feudale ha dato il nome alla località, mentre della torre (abbattuta durante l'ultima guerra) non resta traccia. Nel dopoguerra la struttura passa nelle mani del Corpo Forestale dello Stato che, nell'ultimo decennio, ha realizzato un importante centro per la biodiversità ospitando le antiche razze bovine relitte, cioè tutte quelle considerate a rischio estinzione.
 
Gole del Sagittario Riserva regionale Oasi del Wwf

L'Oasi, nata nel 1991 ed estesa su 450 ettari tra i 500 e i 1500 metri di quota in territorio  di Anversa degli Abruzzi in provincia di L'Aquila, e’ senz'altro la piu’ spettacolare tra quelle istituite dal WWF in Abruzzo. Per simbolo ha il Picchio muraiolo, splendido uccello che e’ facile avvistare in varie parti dell'area protetta. L'avifauna include anche l'Aquila reale, il Falco Pellegrino, il Gracchio corallino, il Merlo acquaiolo e la Ballerina gialla; nella zona sono numerose le segnalazioni del Lupo, dell'Orso e del Cervo. L'Oasi include ambienti molto diversi tra loro come le pareti verticali delle Gole del Sagittario e il freschissimo bosco intorno alla grande polla delle sorgenti del Cavuto attrezzata ad area picnic.

Qui, recuperando un vecchio mulino, e’ stato realizzato un Museo dedicato interamente alla flora e alla fauna delle Gole. Intorno al Museo e all'area picnic c'e’ un Orto botanico e un arboreto con scopi, oltre che didattici, di protezione delle varieta’ locali di piante da frutto in via d'estinzione. Numerosi i sentieri segnalati di difficolta’ diversa; in fase di realizzazione e’ il Sentiero dei cinque sensi che, appositamente attrezzato, consentira’ l'accesso anche ai disabili mentre l'uso di cartelli in braille permettera’ ai non vedenti di conoscere l'area e l'orto botanico.
 
Grotte Del Cavallone 

Sul versante orientale della Majella, queste spettacolari cavita' rese celebri da Gabriele d’Annunzio, hanno uno sviluppo di 1 300 metri, si aprono a 1.425 metri di quota, all’imbocco del vallone di Taranta che sale ai 2.795 metri del monte Amaro e includono numerosi ambienti di notevole interesse.
 
Majella Orientale - Oasi Wwf

Si estende, con notevole dislivello altitudinale (dai 650 ai 2700 m), su 1700 ettari del versante orientale della Majella ricadenti  nei comuni di Lama dei Peligni e Civitella Messer Raimondo in provincia di Chieti. Istituita nel 1991, presenta ambienti diversi: dalla querceta alla faggeta, dagli arbusti ai pascoli d'alta quota. Numerose le grotte dovute al fenomeno carsico, tra cui la Grotta del Bue e dell'Asino e la piu’ nota Grotta del Cavallone, che si apre a 1475 m di quota lungo i costoni della Valle di Taranta, tra le piu’ note cavita’ calcaree dell'Italia Centrale. 'Nel silenzio della montagna dall’ampia bocca si discopriranno i pascoli verdi, i giochi nevati e le nuvole erranti", cosi’ la descrive D'Annunzio nella tragedia La Figlia di Iorio. Nelle varie "sale" aperte al pubblico nel periodo estivo, si susseguono scenari di grande suggestione.
 
Grotte Di Stiffe

Tra i boschi della valle dell’Aterno,  questo splendido sistema ipogeo raccoglie le acque sotterranee del Sirente e dell’altopiano delle Rocche, ha uno sviluppo di 650 metri ed e' caratterizzato da cascate e laghetti di grande suggestione

Le grotte sono percorse da un fiume sotterraneo alimentato dalle acque degli inghiottitoi dell'altopiano carsico di Rocca di Mezzo. All'interno si possono ammirare vari laghetti e rapide e cascate, alte fino a 20 metri. Nei vari ambienti che si succedono oltre alle stalattiti e alle stalagmiti, suggestivi sono gli effetti visivi e sonori creati dall’acqua. All'esterno si possono ammirare le cascate formate dall'acqua che defluisce dalla grotta.

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